Eid Al Fitr

La festa della fine del Ramadan


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Il comitato per l’osservazione della luna è pronto e si riunirà sabato 29 marzo 2025 e appena avvisterà (rigorosamente ad occhio nudo) quella crescente, il Ramadan (il mese del digiuno) sarà terminato.

Cominciato il 28 febbraio, si concluderà presumibilmente il 30 marzo, giorno che darà inizio a Shawwal, il decimo mese del calendario lunare islamico, ma se la luna non dovesse fare capolino, allora slitterà tutto al giorno successivo. Ciò che è sicuro è che, dal primo al terzo giorno di Shawwal, si celebrerà Eid Al Fitr, la festa della rottura del digiuno, una delle feste più attese e sentite non solo negli Emirati Arabi Uniti ma in tutto il mondo islamico.

La giornata inizia prima dell’alba, con la preghiera collettiva dell’Eid in moschea, preceduta dalla Zakat al-Fitr, un’offerta in beneficenza che garantisce anche ai meno fortunati di poter prendere parte ai festeggiamenti.

Il pranzo, che ricorda, in qualche modo, quello del nostro Natale, si trascorre generalmente in famiglia: si mangiano piatti tipici come il machbous (riso speziato con carne o pesce), l’harees (grano cotto lentamente con carne), dolci tradizionali come i luqaimat (frittelle dolci ricoperte di sciroppo di dattero) e i khanfaroush (dolcetti con farina di riso).
E, proprio come a Natale, i bambini sono i protagonisti indiscussi: si vestono con abiti nuovi, colorati e si recano, con le famiglie, a trovare amici e parenti per porgere gli auguri di Eid Mubarak e, da loro, ricevono regali o piccole somme di denaro (Eidiya).
A loro volta, gli adulti, che indossano abiti profumati di oud, accolgono gli ospiti offrendo, oltre al cibo, caffè arabo e datteri, simboli di ospitalità e abbondanza.

Secondo le fonti islamiche, quello di quest’anno sarebbe il 1401esimo Eid Al Fitr della storia: il primo, infatti, sarebbe stato celebrato nel 624 d.C., dopo la storica battaglia di Badr in cui i musulmani affrontarono e sconfissero uno schieramento pagano proveniente dalla Mecca tre volte più grande del loro.
Il Profeta Maometto attribuì la vittoria a un intervento divino e istituì un giorno speciale di festa al termine del mese sacro del Ramadan.

Come successe anche con il cristianesimo, Maometto sostituì le antiche ricorrenze pagane delle tribù arabe pre-islamiche con due feste ufficiali di carattere spirituale e comunitario: Eid al-Fitr e Eid al-Adha.
Eid al-Fitr, in particolare, venne stabilita come giornata di ringraziamento a Dio per la forza ricevuta durante il Ramadan e come momento di festa e generosità verso i più bisognosi, ma nei secoli successivi, con l’espansione dell’Islam dal Medio Oriente al Nord Africa, fino all’Asia e poi all’Europa, questa festa ha assunto usanze differenti a seconda delle culture locali. La sua essenza, tuttavia, è rimasta sostanzialmente invariata: preghiera collettiva, carità, condivisione dei pasti e fratellanza.

È esattamente quello che è successo negli Emirati Arabi, come anche negli altri paesi del golfo: le antiche tradizioni beduine, in cui la festa era un’occasione per rafforzare i legami tra le tribù, si sono intrecciate con i riti islamici prima, e con il mondo moderno poi, facendo dell’Eid Al Fitr un momento di coesione sociale e culturale.
A Dubai, dove, oggi, ogni festività si celebra in grande stile, la città si trasforma, fondendo le tradizioni antiche e quelle religiose con lo spirito cosmopolita e viveur che la contraddistingue: accanto alle preghiere che echeggiano da ogni moschea, agli abiti e ai piatti tradizionali, magari gustati con le mani, seduti su un grande tappeto, infatti, la città si illumina di decorazioni colorate, fuochi d’artificio e attrazioni di ogni tipo: dai concerti, agli spettacoli di danza tradizionale (Ayala e Yola), alle attività per famiglie…agli sconti dei centri commerciali.
Anche le esperienze culturali si moltiplicano, ovviamente: i souq di Deira e Bur Dubai si riempiono di vita, e le aree storiche come Al Fahidi Historical District o Al Shindagha offrono tour, laboratori di artigianato e degustazioni di cucina emiratina.

È un momento in cui si celebra la fede, insomma, ma anche la generosità, l’unione e la gioia collettiva.
Per chi visita il Paese in questo periodo, è un’opportunità unica per vivere un’autentica esperienza culturale e spirituale.

Articolo di Benedetta Pasero

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